Museo dei Bronzi Dorati e della Città di Pergola
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Madonna in trono con Bambino e Santi Ubaldo e Francesco

Linee morbide e i delicati passaggi luministici e cromatici

La comunità pergolese commissionò questa pala per l’altare dedicato a sant’Ubaldo nella chiesa pertinente al convento dei Cappuccini, poi Santa Maria Assunta, in occasione della nascita di Federico Ubaldo della Rovere nel 1605, per adempiere a un voto fatto per propiziare l’erede di Francesco Maria II.

Ventura Mazza (o Mazzi11 o Magi), documentato a partire dal 159312, è un pittore nato intorno al 1560 a Cantiano, comune del pesarese al confine con l’Umbria. Fu un allievo e stretto collaboratore di Federico Barocci13, pittore urbinate a capo di una bottega molto attiva e che aveva la necessità di portare avanti più commissioni contemporaneamente. Nell’atelier del maestro svolse un incarico organizzativo importante: era una sorta di agente dello studio del Barocci, ruolo che come ci riporta Antaldi svolse per più di trent’anni. Stando alle testimonianze dei documenti d’archivio, Mazza svolse anche l’incarico di copista, attività molto sviluppata nella bottega baroccesca e portata avanti quasi con un sistema imprenditoriale vista la grande richiesta di repliche delle opere più celebri del maestro.

La pala di Pergola, già a partire dal restauro del 1967, era stata ricondotta all’attività di Ventura Mazza. Tale ipotesi è stata confermata grazie al ritrovamento da parte dello storico pergolese Sandro Sebastianelli delle carte conservate presso l’Archivio Storico Comunale di Pergola e risalenti all’aprile del 1609. La comunità pergolese commissionò questa pala per l’altare dedicato a sant’Ubaldo nella chiesa pertinente al convento dei Cappuccini, poi Santa Maria Assunta, in occasione della nascita di Federico Ubaldo della Rovere nel 1605, per adempiere a un voto fatto per propiziare l’erede di Francesco Maria II.

Il duchino nacque a Pesaro lunedì 16 maggio alle ore 13 e un quarto, come annota il padre nel suo Diario14, il giorno di sant’Ubaldo, vescovo di Gubbio, al quale prima i Montefeltro e poi i Della Rovere furono molto devoti. La nascita di questo erede tanto atteso, che avrebbe assicurato la continuità dinastica alla casata roveresca e quindi salvato questo territorio dall’assorbimento da parte dello Stato Pontificio, venne celebrata con feste e cerimonie in tutto il ducato. Le varie città eressero chiese, cappelle e altari per ringraziare la divinità di aver esaudito la loro preghiera e aver concesso a Francesco Maria II, ormai avanti con l’età, un erede maschio15.

La pala votiva di Pergola venne consegnata direttamente da Ventura Mazza e il documento attestante il saldo ricevuto ha permesso con assoluta certezza di individuare in lui l’autore del dipinto16. Si tratta di una produzione di bottega di elevata qualità, per la quale il pittore impiegò cartoni e disegni forniti dal maestro. Lo schema compositivo utilizzato dal Mazza per la pala venne reimpiegato anche da altri collaboratori del Barocci con alcune varianti. Due delle opere più somiglianti sono la pala di Frontino17, che si differenzia da quella di Pergola per l’inserimento in basso a destra del piccolo Federico Ubaldo in atteggiamento devoto, e quella di Gubbio, di diverso formato18.

Il gruppo della Vergine con il Bambino riprende lo schema iconografico della Madonna di San Simone di Federico Barocci19; i putti in volo, dei quali colpisce la grande naturalezza, derivano da modelli barocceschi riscontrabili in particolar modo nella Crocifissione con i dolenti20 di Urbino e nella figura del san Giovannino della Madonna del gatto della National Gallery di Londra. Dal punto di vista stilistico, nella pala di Pergola, che colpisce per le linee morbide e i delicati passaggi luministici e cromatici, il pittore dà prova di essere un buon interprete dell’arte del maestro, dal cui stile però ben presto si allontanerà.

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